Pescara: Marcinelle, Alessandrini ricorda senza retorica i caduti abruzzesi

08/08/2014 - C'è un filo rosso molto sottile che lega la tragedia di Marcinelle alla drammatica crisi che investe oggi l'Abruzzo. Un legame che spesso sfugge alla retorica ma che trova nel sacrificio di tanti cittadini una dolorosa conferma.

Sono passati 58 anni esatti da quella mattina dell’8 agosto 1956, quando nella miniera del Bois du Cazier a Marcinelle, in Belgio, persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani. A pagare il prezzo più alto di quella immane catastrofe fu proprio l’Abruzzo, che perse 61 lavoratori giunti in quell’inferno per dare da vivere alle proprie famiglie.

In quella che dal 2001 è stata proclamata ‘Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo’, sono tante le iniziative ufficiali per ricordare le vittime di un disastro che ha segnato profondamente la storia abruzzese.

Come ogni anno, a Manoppello, il paese in Provincia di Pescara da cui partirono ben 23 delle 262 vittime, le autorità hanno reso omaggio al monumento ai caduti. Toccante anche la cerimonia tenuta alla periferia di Charleroi, nell’area dell’ex miniera che oggi ospita un museo della memoria, con i 262 rintocchi di campana seguiti dall’appello delle vittime. In questo caso, alla giornata ha preso parte anche il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio.

Molto sentito il ricordo del sindaco di Pescara, che ha parlato di una “ferita ancora aperta nel cuore dell’Abruzzo”. “Un Abruzzo - ha dichiarato Marco Alessandrini - fatto di padri, di figli, di mariti, di fratelli, di giovani e meno giovani che hanno dovuto lasciare casa e famiglia per andare avanti, per cercare di costruire, da lontano, un futuro diverso dalla povertà. Il sacrificio di vite umane è stato enorme, e i 136 uomini morti a mille metri sotto terra, che lavoravano in condizioni atroci, sono un tributo troppo alto per la storia d'Italia”.

“I 61 morti della Valpescara - prosegue il Primo Cittadino - sono anche un pezzo della nostra storia, fatta di necessità, di volontà di contribuire a migliorare le condizioni di vita, per le proprie famiglie e migliaia di altre. Quei morti sono patrimonio anche nostro e ci ricordano ogni giorno il valore del sacrificio, quello della dignità dei lavoratori e il potere della memoria che lo rende importante, un monito per i vivi e un abbraccio per tante famiglie segnate dalla scomparsa di quegli uomini”.

Inevitabile ma non certo scontato è il riferimento alla drammatica crisi in cui è nuovamente sprofondata la nostra regione, con una serie di parallelismi che riportano la memoria proprio a quegli anni difficili. “Il tema centrale è quello della dignità del lavoro – ha concluso infatti il sindaco -, un problema per cui la politica deve impegnarsi non facendo promesse vane, ma mettendo in campo azioni che favoriscono l’intrapresa economica, l’occupazione, il rispetto delle regole e della sicurezza sul lavoro”.

Parole quanto mai attuali in un momento storico in cui dopo anni è ripreso il traferimento forzato di tanti lavoratori abruzzesi, giovani e meno giovani, travolti dalla crisi e obbligati a spostarsi all’estero per cercare condizioni di vita dignitose. “Il nostro pensiero va anche a loro - ha concluso Alessandrini -, proprio attraverso un ricordo che non ha bisogno di retorica”.
 





Questo è un articolo pubblicato il 08-08-2014 alle 16:26 sul giornale del 09 agosto 2014 - 704 letture

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