Si è conclusa dopo 12 giorni la campagna di perforazione del Calderone sul Gran Sasso, l'ultimo ghiacciaio appenninico. Prelevato un campione

2' di lettura 06/05/2022 - È terminata la campagna di perforazione del Calderone sul Gran Sasso, ultimo esempio del glacialismo della catena appenninica. Gli scienziati hanno per la prima volta a disposizione un campione di ghiaccio profondo dal glacio-nevato, la cui analisi permetterà di ricostruire il passato climatico e ambientale del massiccio.

La missione è stata organizzata dall'Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) e dall'Università Ca' Foscari Venezia, in collaborazione con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l’Università degli Studi di Padova e le società Georicerche e Engeoneering. La spedizione, della durata di 12 giorni, è stata possibile grazie all’impegno del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, che ha messo a disposizione gli equipaggi dei reparti Volo di Pescara e Roma Ciampino per raggiungere a quota 2.673 m la conca del ghiacciaio, ai piedi del Corno Grande.

Durante le fasi della spedizione il personale e i materiali più leggeri sono stati trasportati con un elicottero AW-139, mentre la macchina carotatrice, del peso di 4.500 kg, è stata portata fin sul Calderone dall’Erickson Air Crane S-64. “Il Dipartimento ha colto da subito la rilevanza scientifica del progetto IceMemory” - sottolinea il Prefetto Laura Lega, Capo Dipartimento dei Vigili del fuoco - assicurando la massima collaborazione al CNR, con personale altamente formato e l’impiego di elicotteri, in grado di svolgere complesse e rischiose operazioni in alta quota. Anche con attività del genere si consolida ulteriormente il ruolo del Corpo nazionale, sempre pronto a confrontarsi con nuove sfide ed innovazioni tecnologiche che possano, come in questo caso, contribuire alla tutela ambientale, consegnando al futuro parte della memoria climatica del nostro Paese e, con esso, l’elevatissima professionalità ed abnegazione dei Vigili del Fuoco italiani”.

“Attraverso mirati studi di laboratorio, cercheremo di definirne le caratteristiche e di acquisire le informazioni chimiche e isotopiche conservate. Nella parte mediana del profilo abbiamo verificato la presenza di residui vegetali e di insetti, la cui datazione potrà aiutare a comprendere quando si è accumulato il ghiaccio circostante”, ha dichiarato Jacopo Gabrieli, ricercatore Cnr-Isp e coordinatore sul campo della missione. Una volta terminata la fase preliminare di analisi dei campioni e verificata la conservazione della stratigrafia e dei segnali climatici ed ambientali, la carota sarà messa a disposizione del programma internazionale Ice Memory e quindi trasferita presso il sito di stoccaggio presso il sito di DomeC, in Antartide.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-05-2022 alle 15:54 sul giornale del 07 maggio 2022 - 137 letture

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